Liceali in sciopero: «Una prof ci insulta sul nostro aspetto fisico. Va cacciata»

Gli studenti di un liceo sono scesi in strada per protestare contro una professoressa accusata di bullismo e body shaming nei confronti delle studentesse. La manifestazione ha visto decine di ragazzi occupare un tratto di strada e esporre uno striscione con la scritta «Buongiorno un ca…», in segno di protesta contro il comportamento della docente.

In un lungo messaggio pubblicato su Instagram, gli studenti hanno denunciato una situazione «ormai inaccettabile» all’interno della scuola. «Abbiamo sentito il dovere di far sentire la voce degli studenti, ignorata più volte da chi dovrebbe tutelarla», hanno scritto. Le accuse riguardano una professoressa che avrebbe rivolto insulti di genere e commenti denigratori sull’aspetto fisico delle ragazze, banalizzando anche temi delicati come i disturbi alimentari.

Alcune studentesse, con il volto oscurato, hanno raccontato le loro esperienze in un video social. «A me ha dato dell’anoressica, dicendomi che mangio sempre in classe perché a casa non mangio», ha rivelato una ragazza. Un’altra ha confessato di essersi sentita dire che «non ha il fisico per le magliette corte», mentre una terza è stata apostrofata in classe come «obesa».

Secondo gli studenti, il problema è stato segnalato più volte alla dirigenza scolastica, sia da loro che da altri docenti. La risposta ricevuta è stata che la situazione era «ben nota» e che la professoressa sarebbe stata affiancata da un’altra insegnante incaricata di monitorarla. Tuttavia, i ragazzi sostengono che nulla sia cambiato e che il comportamento della docente sia stato di fatto tollerato.

«Riteniamo vergognoso che una simile situazione possa verificarsi in un istituto scolastico», hanno dichiarato gli organizzatori della protesta. «Ci chiediamo se sia più grave il fatto che un docente si renda responsabile di un vero e proprio atto di bullismo nei confronti degli studenti, o che la dirigenza, pur essendone a conoscenza, abbia preferito non intervenire con la necessaria fermezza».

La protesta, conclusasi senza tensioni, ha avuto l’obiettivo di portare all’attenzione generale un problema che, secondo i ragazzi, è stato a lungo ignorato. Gli studenti chiedono provvedimenti immediati nei confronti della professoressa e scuse ufficiali da parte della dirigenza per la gestione della vicenda.

«Con la nostra azione – hanno concluso – chiediamo che vengano adottati provvedimenti seri e concreti. Il Da Vinci non ci sta!».

La vicenda ha riacceso il dibattito sul bullismo e sulla tutela degli studenti all’interno delle scuole, sottolineando l’importanza di un intervento tempestivo e deciso da parte delle istituzioni scolastiche per garantire un ambiente sicuro e rispettoso per tutti.

Fonte: https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_13/liceali-scioperano-in-strada-a-roma-una-prof-insulta-le-ragazze-sul-loro-aspetto-fisico-va-cacciata-e8e3e076-e8c4-4c0d-80fe-a71d5d173xlk.shtml

Violenza in ospedale: una paziente di 22 anni denuncia molestie da parte di un operatore socio-sanitario

Venerdì mattina, all’undicesimo piano del reparto di Urologia dell’ospedale Maggiore di Bologna, una ragazza di 22 anni ha denunciato una violenza subita da parte di un operatore socio-sanitario (Oss). La giovane, residente a Bologna e neolaureata in Criminologia, era ricoverata da lunedì per un intervento alla vescica. Dopo l’episodio, ha sporto denuncia al posto di polizia dell’ospedale, attivando il codice rosso.

Secondo il racconto della ragazza, l’episodio è avvenuto attorno alle 10.15, quando ha premuto il pulsante di chiamata per chiedere aiuto a causa di un forte dolore. Dopo circa mezz’ora, è arrivato un operatore socio-sanitario, che lei non aveva mai visto prima. «Mi ha chiesto di cosa avessi bisogno e io ho chiesto un antidolorifico», ha riferito la giovane. L’Oss è uscito per consultare il medico, poi è tornato in camera, ha tirato la tenda per separarla dalla vicina di letto e ha abbassato il letto, rendendola incapace di muoversi.

«Ha praticato un massaggio, prima sull’addome, poi è sceso sempre più giù», ha raccontato la ragazza. «Gli ho detto che la zona dolorante era più in alto, ma lui ha preso la mia mano e l’ha appoggiata sulle sue parti intime. Ho aperto gli occhi e mi sono trovata davanti il suo viso, con le labbra che sfioravano le mie. Ho iniziato a urlare e a piangere disperata, gridando insulti verso di lui. Dicevo: “Datemi il mio telefono, è un molestatore”».

L’Ausl di Bologna ha dichiarato di aver preso immediatamente in carico la situazione, avviando opportune verifiche. L’operatore coinvolto ha concordato con l’azienda alcuni giorni di ferie, mentre l’ospedale si è messo a disposizione dell’autorità giudiziaria per le indagini. «In base a quanto emergerà dalle indagini, adotteremo i provvedimenti del caso», ha aggiunto l’Ausl.

La ragazza, ancora ricoverata, ha espresso il suo sconforto: «Sto malissimo. Ma denuncio tutto questo per evitare che possa capitare ad altre ragazze. Spero che sia fatta giustizia». È assistita dall’avvocato Pier Francesco Uselli, che ha sottolineato la gravità dei fatti: «Sono gravissimi, soprattutto in una struttura ospedaliera dove la salute e il benessere dei pazienti dovrebbero essere prioritari».

Il fratello della ragazza, atleta professionista, ha espresso la sua rabbia: «Ciò che è più sconvolgente è che sia successo in un ospedale, il posto dove ci si dovrebbe sentire più sicuri e protetti». La giovane ha ricevuto supporto dall’associazione “Finché non capita a te”, attiva sul territorio per prevenire e contrastare ogni forma di violenza.

L’avvocato Uselli ha aggiunto: «È essenziale che le vittime sentano di poter fare affidamento sul sistema giuridico e sulle istituzioni, senza avere il timore di essere giudicate o di non essere credute. Attenderemo che la giustizia faccia il suo corso, siamo già a lavoro per offrire ogni supporto necessario alla mia assistita».

Le autorità hanno avviato un’inchiesta, mantenendo il massimo riserbo. Tutti gli elementi saranno valutati con attenzione e delicatezza, per accertare la dinamica dei fatti e garantire giustizia alla giovane paziente. La vicenda riaccende i riflettori sulla necessità di garantire ambienti sicuri e protetti, soprattutto in strutture come gli ospedali, dove i pazienti dovrebbero sentirsi al sicuro.

Fonte: https://www.palermotoday.it/cronaca/coronavirus-paura-contagio-dottoressa-aggredita-polizzi-condanna.html

Aggressione a una dottoressa durante il Covid: condannato a un anno e sette mesi

Il tribunale di Termini Imerese ha condannato a un anno e sette mesi di reclusione, senza sospensione condizionale, un uomo responsabile dell’aggressione ad una dottoressa, avvenuta il 26 febbraio 2020 in guardia medica. La sentenza ha respinto la richiesta dell’imputato di accedere al beneficio della messa alla prova, considerata la gravità dei fatti e l’assenza di pentimento o risarcimento verso la vittima.

L’aggressione è avvenuta durante l’emergenza Covid, quando l’uomo, temendo il contagio, ha aggredito la dottoressa nella guardia medica. Durante l’episodio, è stato coinvolto anche il padre della professionista, che si trovava nella saletta di riposo per garantirle maggiore sicurezza. L’uomo è stato minacciato, spinto violentemente e ha riportato la frattura di due costole a seguito della caduta.

L’Ordine dei Medici di Palermo si è costituito parte civile a tutela della dottoressa. Durante il processo, è stata respinta la richiesta dell’imputato di accedere alla messa alla prova, anche a causa di una querela infondata presentata contro la dottoressa per omissione di atti d’ufficio, poi archiviata.

Il presidente dell’Ordine dei Medici di Palermo, Toti Amato, ha espresso soddisfazione per la sentenza, ma ha sottolineato la necessità di interventi urgenti per garantire la sicurezza dei professionisti sanitari: «Questa sentenza è un risultato importante perché afferma con chiarezza che chi aggredisce un medico non resterà impunito. Ma non basta: la sicurezza dei professionisti della sanità non può dipendere solo dalle aule di tribunale. Servono interventi immediati e strutturali per proteggere chi ogni giorno garantisce cure alla collettività».

L’aggressione ha avuto un impatto profondo sulla vita della dottoressa, costretta a lasciare il lavoro per paura di nuove minacce. «Se non fosse stato per il sostegno dell’Ordine dei Medici, dei suoi legali, del mio sindacato Fimmg e dell’avvocato di mio padre, il peso di questa vicenda sarebbe stato insostenibile», ha raccontato. «Per circa otto mesi ho lasciato il lavoro come guardia medica, dedicandomi ad attività di ufficio durante l’emergenza Covid. Grazie al loro supporto, sono riuscita a riprendere la mia attività, anche se in un altro presidio. Essere una giovane professionista e trovarsi all’improvviso in una situazione così difficile può togliere ogni certezza, ma sapere di poter contare su istituzioni e colleghi che non ti abbandonano fa la differenza. Mi hanno fatta sentire protetta».

La vicenda rappresenta un monito sulla necessità di proteggere i professionisti sanitari, sempre più esposti a rischi e aggressioni, soprattutto in contesti di emergenza come la pandemia. La sentenza, seppur significativa, evidenzia l’urgenza di misure concrete per garantire la sicurezza di chi opera in prima linea per la salute pubblica.

Fonte: https://www.palermotoday.it/cronaca/coronavirus-paura-contagio-dottoressa-aggredita-polizzi-condanna.html

Educazione alle relazioni: il 70% degli italiani la vuole come materia obbligatoria a scuola

Secondo un’indagine condotta dall’Ufficio Studi Coop in collaborazione con Nomisma, il 70% degli italiani ritiene che l’educazione alle relazioni dovrebbe diventare una materia obbligatoria nelle scuole. Il sondaggio, intitolato “La Scuola degli affetti. Un’indagine sull’educazione alle relazioni”, ha coinvolto un campione di 2.000 persone tra i 18 e i 64 anni e ha rivelato un forte sostegno all’introduzione di programmi educativi volti a prevenire fenomeni di odio, emarginazione e violenza di genere.

Il 90% degli intervistati crede che l’insegnamento scolastico possa contribuire a contrastare fenomeni di violenza e discriminazione, un sentimento rafforzato anche da recenti episodi di femminicidio. Inoltre, un genitore su due immagina che l’educazione alle relazioni possa iniziare già dalla scuola elementare, sottolineando l’importanza di un approccio precoce a questi temi.

Nonostante l’importanza riconosciuta all’educazione alle relazioni, il sondaggio rivela che alcuni argomenti rimangono difficili da affrontare in famiglia. Mentre il 44% dei genitori dichiara di parlare spesso con i figli di rapporti interpersonali con amici o familiari, la percentuale scende al 21% quando si tratta di relazioni di coppia e al 19% per l’informazione sessuale. Questo dato evidenzia come la scuola possa rappresentare un luogo privilegiato per colmare queste lacune, offrendo un’educazione strutturata e competente.

Gli intervistati hanno espresso chiaramente le loro aspettative riguardo ai programmi scolastici. Il 68% immagina percorsi educativi che coinvolgano esperti esterni, come psicologi o pedagogisti, mentre il 62% vorrebbe la creazione di spazi di ascolto psicologico specializzato all’interno delle scuole. Inoltre, il 51% ritiene fondamentale la formazione specialistica degli insegnanti per affrontare questi temi in modo adeguato.

L’indagine, guidata da un Comitato Scientifico composto da esperti come Linda Laura SabbadiniElisabetta Camussi e Enrico Galiano, sottolinea l’importanza della scuola come ambiente educativo in grado di promuovere relazioni sane e rispettose. L’introduzione di programmi di educazione alle relazioni non solo aiuterebbe a prevenire fenomeni di violenza e discriminazione, ma contribuirebbe anche a formare cittadini più consapevoli e responsabili.

In un contesto sociale in cui i temi delle relazioni e dell’affettività sono sempre più complessi, la scuola può diventare un punto di riferimento fondamentale, offrendo strumenti e conoscenze per affrontare le sfide del presente e costruire un futuro più inclusivo e rispettoso.

Fonte: https://www.ilsole24ore.com/art/il-70percento-italiani-vuole-educazione-affettiva-scuola-AGdeVgJD

Maternità e lavoro: una donna su 5 lascia il lavoro. L’importanza degli asili nido

In Italia, una donna su cinque abbandona il lavoro dopo la maternità, un fenomeno che evidenzia le difficoltà nel conciliare vita professionale e familiare. Con un tasso di occupazione femminile del 55,3% tra le giovani madri, l’Italia è uno dei Paesi europei con il divario più marcato tra uomini e donne occupati con figli. Investire in asili nido e scuole dell’infanzia è fondamentale per invertire questa tendenza e favorire una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Nei comuni con una maggiore offerta di servizi per la prima infanzia, si registra un minore squilibrio tra il tasso di occupazione maschile e femminile. I 10 comuni capoluogo con la più alta occupazione femminile si trovano tutti nel centro-nord, dove l’offerta di asili nido supera la media nazionale. Questi servizi non solo apportano benefici ai bambini in termini di apprendimento e sviluppo sociale, ma rappresentano anche un supporto cruciale per le famiglie, aiutando a conciliare i ritmi vita-lavoro.

Al contrario, nelle aree dove i servizi per la prima infanzia sono carenti, sono spesso le donne a dover lasciare il lavoro per occuparsi della cura familiare, a causa di stereotipi di genere ancora radicati. Questo fenomeno contribuisce a mantenere basso il tasso di occupazione femminile, soprattutto nel Mezzogiorno, dove l’accesso ai nidi è più limitato.

L’Italia è uno dei Paesi europei con il divario più ampio tra genitori occupati. Secondo i dati Eurostat, nel 2023 il tasso di occupazione delle donne con figli sotto i 6 anni era del 55,3%, contro il 90,7% degli uomini. Solo Grecia, Romania e Repubblica Ceca registrano percentuali più basse. Il divario italiano, pari a 35,4 punti percentuali, è tra i più elevati in Europa, superato solo da Repubblica Ceca e Grecia.

La mancanza di attenzione al tema dei servizi per la prima infanzia rischia di creare un circolo vizioso, soprattutto nelle aree dove le donne lavorano meno. In queste zone, l’esigenza di asili nido viene spesso considerata secondaria, quando invece rappresenta una premessa essenziale per favorire l’occupazione femminile e ridurre i divari territoriali. Per invertire questa tendenza, è necessario un cambio di prospettiva: investire in servizi accessibili e di qualità non solo migliora le opportunità di crescita per i bambini, ma sostiene anche le famiglie e promuove una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Solo così sarà possibile avvicinare il tasso di occupazione femminile italiano alla media europea e costruire una società più equa e inclusiva.

Fonte: https://www.conibambini.org/osservatorio/maternita-una-donna-su-5-lascia-il-lavoro-limportanza-dei-nidi/

Allarme violenza tra i ragazzi in una scuola: il preside scrive ai genitori

Episodi di minacce con coltelli a serramanico e scontri tra bande di ragazzini prima e dopo le lezioni hanno spinto il preside di un istituto a lanciare un allarme e a intervenire con una lettera forte e diretta ai genitori. La situazione, che coinvolge sempre più studenti delle classi terze della scuola secondaria, è stata definita dal dirigente scolastico come «inaccettabile» e non più tollerabile.

La lettera del preside arriva dopo una segnalazione dei carabinieri che avevano informato la scuola del verificarsi di episodi violenti tra i ragazzi. «La comunicazione ricevuta dalla stazione dei carabinieri di Specchia ci ha allarmato», ha dichiarato il preside, che ha poi lanciato un appello ai genitori, evidenziando l’importanza di un’azione comune tra scuola e famiglia: «Credo che in questo momento dobbiamo esercitare sulle giovani generazioni tutta la nostra fermezza al fine di tracciare una chiara strada da percorrere verso l’affermazione di sani principi sottesi ai valori di rispetto, legalità e non violenza».

La situazione richiede un intervento immediato e coordinato tra scuola, famiglie e istituzioni per contrastare un fenomeno che rischia di minare la sicurezza e il benessere delle giovani generazioni.

Fonte: https://lecce.corriere.it/notizie/cronaca/25_marzo_03/salento-la-lettera-choc-del-preside-di-una-scuola-media-i-vostri-figli-si-sfidano-con-i-coltelli-l-appello-alle-famiglie-dd876175-089d-4eee-b27c-6f2d6612axlk.shtml?refresh_ce

Femminicidio diventa reato: approvato lo schema di disegno di legge

Il Consiglio dei Ministri ha approvato lo schema di disegno di legge che introduce il reato di femminicidio nel sistema giuridico italiano. Il provvedimento, proposto dai ministeri della Giustizia, dell’Interno, per la Famiglia, Natalità e Pari Opportunità, e per le Riforme istituzionali e Semplificazione normativa, rappresenta un passo significativo nella lotta alla violenza di genere e nella tutela delle vittime.

Il disegno di legge qualifica come femminicidio il delitto commesso da chiunque provochi la morte di una donna per motivi di discriminazione, odio di genere o per ostacolare l’esercizio dei suoi diritti e l’espressione della sua personalità. Questa nuova fattispecie di reato mira a riconoscere e punire con maggiore severità le violenze basate sul genere, spesso frutto di dinamiche di potere e controllo.

Oltre all’introduzione del reato di femminicidio, il provvedimento prevede una serie di misure aggiuntive per contrastare la violenza contro le donne e garantire maggiore protezione alle vittime. I detenuti condannati per reati previsti dal Codice rosso (legge 69/2019) vedranno limitato l’accesso a benefici come la libertà condizionata o la semilibertà. In sede di scelta delle misure cautelari, gli arresti domiciliari saranno considerati adeguati per garantire la sicurezza delle vittime e della società. Inoltre, su richiesta, i parenti della vittima saranno informati in caso di evasione, scarcerazione, revoca o sostituzione delle misure applicate all’imputato o al condannato.

L’approvazione di questo schema di disegno di legge rappresenta un’importante evoluzione nel contrasto alla violenza di genere, riconoscendo il femminicidio come un crimine specifico e rafforzando gli strumenti di protezione per le vittime e le loro famiglie. Il provvedimento, ora all’esame del Parlamento, dovrà essere discusso e approvato per entrare in vigore. Tuttavia, il messaggio è chiaro: la violenza contro le donne è un’emergenza sociale che richiede risposte concrete e normative adeguate. Con questa iniziativa, l’Italia compie un ulteriore passo verso una società più giusta e sicura per tutte le donne.

Fonte: https://www.interno.gov.it/it/notizie/femminicidio-diventa-reato-approvato-schema-ddl

6Libera ed Al-Cantàra Winery insieme per promuovere la tutela della salute e della sicurezza delle donne sui luoghi di lavoro

La creazione della bottiglia “Aituzza”, un Etna Doc Special Edition dall’etichetta che non lascia spazio a interpretazioni, vuol rappresentare un omaggio alla giovane donna, simbolo di coraggio e resilienza, che fu Sant’Agata, ed al contempo sensibilizzare giovani e meno giovani sul tema delle molestie e della violenza nei luoghi di lavoro.

6Libera ha pensato a un’azienda vitivinicola perché il vino è un simbolo della cultura e tradizione siciliana ed elemento di convivialità e condivisione. E tra le aziende vinicole ha selezionato Al-Cantàra, incoronata Cantina dell’Anno a Vinitaly 2023, che rappresenta perfettamente il connubio tra impresa, arte e responsabilità sociale.

Sull’etichetta di “Aituzza”, presentata ufficialmente alle 16 di sabato 8 marzo nello Spazio Al-Cantàra, in via Puglia 116/b, a Catania, è presente un QR Code, contatto digitale tra i lavoratori e l’Osservatorio contro le molestie e le violenze sul lavoro di 6Libera . Scansionandolo, i lavoratori possono accedere ad una piattaforma sicura ed anonima, per denunciare episodi di molestie e ricevere informazioni utili su come tutelarsi. Inoltre, dichiara Pucci Giuffrida, “parte del ricavato della vendita delle bottiglie sarà destinato a 6Libera per implementare i propri fini istituzionali”.

Dhebora Mirabelli, ideatrice dell’ Osservatorio 6libera.org e vicepresidente dell’associazione “6come6.6libera”, ha dichiarato: “La collaborazione con Al-Cantàra rappresenta un passo significativo nella nostra missione di tutela della salute e della sicurezza delle donne sui luoghi di lavoro. ‘Aituzza’ non è solo un vino, ma un simbolo di coraggio e consapevolezza, uno strumento concreto per sensibilizzare e offrire supporto a chi subisce molestie o violenze. Attraverso il QR Code sull’etichetta, vogliamo creare un ponte sicuro tra i lavoratori e il nostro Osservatorio, offrendo uno spazio di ascolto e protezione. È un segnale forte che parla di responsabilità sociale, cultura e cambiamento”.

“Aituzza” è un Etna Doc Rosso da Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio provenienti dai vigneti Al-Cantàra in c.da Feudo S.Anastasia di Randazzo.

“Abbiamo voluto dedicare questa nostra etichetta ad Agata che, con il suo sacrificio ha dimostrato di essere assolutamente non condizionabile e l’abbiamo voluto chiamare così come i catanesi chiamano la loro Patrona: Aituzza – dichiara Pucci Giuffrida, patron di Al-Cantàra-. Inoltre, con il contributo del Prof. Gianni Garrera, filologo musicale, traduttore e drammaturgo, abbiamo fatto una ricerca ed abbiamo scoperto che Aituzza fu un ambientalista ante litteram”.

“In particolare, come ci racconta Iacopo da Varazze nella Legenda Aurea, Agata, una giovane nobile catanese, vergine già consacrata, era desiderata dal governatore romano in Sicilia, intenzionato a ottenere per sé la sua purezza. Tutti i cittadini dell’Impero erano costretti a compiere sacrifici di animali alle divinità pagane, Agata non volle immolare nessun animale, nessuna creatura vivente né agli dei pagani né al nuovo Dio cristiano, che non gradisce le immolazioni. L’accusa per lei fu di mancato sacrificio: di non voler sacrificare alle divinità costituite, di non offrire animali graditi agli dei. La prima e più profonda libertà non consiste nel non subire violenza, ma nel non commetterla, ed Agata volle essere libera di non fare del male, di non far mai soffrire un’altra creatura. Allora, secondo Passio Sancte Agathae, ella fu torturata e arsa viva. Subì quattro giorni di tormenti, resistette alle carezze come agli schiaffi, fu straziata ed amputata dei seni, perché non aveva voluto sacrificare animali e la carne del suo seno era bramata dal governatore romano. Ma le mammelle recise furono restaurate dagli angeli. Il nuovo Dio cristiano aveva insegnato ad offrire il vino in luogo del sangue perciò, ad offrire una metafora, i seni recisi della santa sono ora i dolcetti: le tettarelle o minuzze di Sant’Agata. L’eucarestia insegna che la carne e il sangue devono essere sostituiti con le prelibatezze della terra. Come il pane e il vino della cena sono al posto della carne e del sangue di Cristo, così le cassatelle e il vino sono una comunione con i seni e il sangue del martirio di Agata, risanano così le sue ferite e le restituiscono dolcemente il sangue e i seni sotto forma di bevanda e cibo”, dichiara il prof. Gianni Garrera.

“L’etichetta del vino “Aituzza” è stata disegnata da Annachiara Di Pietro. Si tratta di un Etna Rosso Doc, da nerello mascalese e nerello cappuccio.Annachiara è un artista catanese che collabora con la nostra azienda da molti anni.Con lei abbiamo realizzato etichette di vino, dello spumante e della grappa. Alcune di queste etichette sono diventate le copertine di alcuni libri che Al-Cantàra ha pubblicato nell’ambito dei propri eventi culturali. Negli ultimi sei mesi, con Annachiara, abbiamo realizzato anche dei vini da collezione, le cui etichette sono numerate ed acquarellate a mano”.

Otto marzo: Mef, emessa una moneta contro la violenza sulle donne

La potenza delle parole, dure e inflessibili, di Alda Merini. La luce brillante del rosso delle scarpe rosse. La moneta dedicata al contrasto della violenza contro le donne apre uno squarcio – come quello che l’artista-incisora Claudia Momoni ha riportato sul dritto della moneta, prima degli ultimi versi della poesia di Alda Merini iscritta – e chiede con forza: libertà!

“Da queste profonde ferite usciranno farfalle libere” scrisse Merini nel 1993. In questi 32 anni sono cambiate tante cose: per esempio con la legge 380/1999 è stato possibile anche alle donne svolgere il servizio militare; mentre nel 2013, dopo la legge sullo stalking del 2009, viene approvata la legge 119 contro il femminicidio e la violenza sulle donne. Tanto è cambiato ma la strada è ancora in salita. Secondo i dati di fine febbraio 2025 del Rendiconto di genere, presentato dal Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’Inps, in Italia il tasso di occupazione femminile è di quasi 18 punti inferiore a quello degli uomini. Quando le donne hanno un lavoro ricevono – in media – una retribuzione giornaliera di circa il 20% più bassa dei colleghi uomini. Inoltre, secondo i dati Inps, anche se le donne sono più istruite fanno meno carriera: nel nostro Paese, infatti, solo il 21% dei dirigenti e il 32,4% dei quadri è donna.

La moneta emessa oggi dal ministero dell’Economia e delle finanze, coniata dall’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è realizzata in argento 925‰ Fior di Conio, con valore nominale di 5 euro. Sul dritto della moneta, al centro il testo della poesia “Farfalle libere”, divisa verso la fine da uno squarcio dal quale escono farfalle rappresentate sulla destra e sulla sinistra. Nel giro la scritta “Repubblica italiana”. In basso il nome dell’autrice, “Alda Merini”. Sul rovescio, al centro, all’interno di due cerchi concentrici, un paio di scarpette rosse simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

Studentessa di Medicina molestata durante il tirocinio. La denuncia degli studenti

Una studentessa di 22 anni del corso di laurea in Medicina e Chirurgia dell’Università di Bari ha subito molestie durante il tirocinio formativo, un percorso obbligatorio per gli studenti. Le frasi rivoltele da un medico a cui era stata affidata, tra cui «Con donne belle come te non riesco a lavorare» e «Di notte sogno i tuoi occhi», hanno spinto la ragazza a interrompere il tirocinio già a giugno 2024.

La vicenda è stata denunciata dall’associazione studentesca Udu-Link, che ha pubblicato un lungo post sulla propria pagina Instagram. «Ancora una volta, i luoghi della formazione diventano spazio di molestie e violenza», si legge nel post. Gli studenti hanno segnalato l’accaduto all’amministrazione dell’ateneo, chiedendo al rettore Stefano Bronzini di rimuovere il medico dall’elenco dei professionisti disponibili per i tirocini e di rendere pubblico l’elenco aggiornato.

La studentessa, ancora scossa dai fatti, ha scelto di non sporgere denuncia formale, ma si attende un provvedimento da parte dell’università, che sta già indagando per fare chiarezza sulla vicenda.

Il caso riaccende i riflettori sul tema delle molestie nei contesti formativi e lavorativi, soprattutto in ambito sanitario, dove il rapporto tra tutor e tirocinanti dovrebbe basarsi su professionalità e rispetto. La denuncia degli studenti rappresenta un passo importante per sensibilizzare le istituzioni e garantire ambienti sicuri e inclusivi per tutti.

Fonte: https://bari.corriere.it/notizie/cronaca/25_febbraio_24/bari-studentessa-molestata-dal-medico-durante-il-tirocinio-con-donne-belle-come-te-non-riesco-a-lavorare-di-notte-sogno-i-tuoi-355c886e-97ea-4a07-ad37-35a048229xlk.shtml